L’Italia scende in piazza il 10 novembre

Ma quali nuove norme in materia di separazione, divorzio e affido dei minori a favore dei più deboli e del benessere dei figli e dei genitori? Il disegno di legge del senatore leghista Simone Pillon, avvocato e mediatore familiare, “è un salto indietro di mezzo secolo che cancella le conquiste a fatica ottenute dalle donne, ricacciandole in una situazione di sudditanza e difficoltà nella quale a farne le spese sono ovviamente anche i loro figli che si vorrebbero invece a parole salvaguardare”. 

Lo sostiene Telefono Donna Lecco. L’associazione onlus da anni impegnata a prestare aiuto alle donne oggetto di abusi e violenze in famiglia o da parte del partner (in media 130 all’anno, il 75% madri e il 36% senza lavoro) aderisce per questa ragione fondamentale alla giornata di protesta contro il ddl Pillon promossa il 10 novembre da Di.Re. (Donne in rete contro la violenza) e dall’Udi.

“Non possiamo accettare che passi il testo presentato in commissione Senato: l’obiettivo vero è di stravolgere il diritto di famiglia”, è la convinzione delle quindici volontarie di Telefono Donna formate per relazionarsi con efficacia e appropriatezza con persone in difficoltà psicologicamente sofferenti e per far fronte alle più disparate necessitànella sede di via Solferino 13A nel rione di Castello.

“Niente in quel testo - rimarca Telefono Donna - è favore delle donne, anzi: impossibile non vedere le ricadute fortemente restrittive sulla loro libertà. E non ci sono nemmeno i presupposti per rendere meno drammatico per i minori la separazione dei genitori, anzi. Ci troviamo di fronte a una controriforma in piena regola”. 

A cominciare dal principio della mediazione obbligatoria che di fatto è una manna per gli avvocati e psicologi, mentre diventa oggettivamente un costo imposto pesantissimo per la parte economicamente più debole ovvero - secondo i dati Istat - per le donne. A cui si aggiunge il principio del mantenimento diretto che presuppone la parità economica, 

ignorando le disparità di genere nell’ambito del lavoro, dando per scontato che ciascun genitore sia in grado di dare al figlio pari tenore di vita, mentre nella stragrande maggioranza dei casi sono le madri ad essere più povere o addirittura a non avere reddito e occupazione. Quanto alla bigenitorialità, se da una parte è giusto accogliere le istanze dei padri che vogliono essere maggiormente coinvolti nella vita dei figli, il decreto Pillon - secondo Telefono Donna - è la risposta sbagliata e strumentale al controllo delle donne e alla deresponsabilizzazione dei genitori violenti.

“E che dire del concetto di alienazione parentale che presuppone in pregiudizio di manipolazione dei figli da parte delle madri contro in padri? Non c’è veramente nemmeno un solo aspetto positivo del decreto Pillon che se fosse approvato cancellerebbe con un colpo di spugna i progressi e le conquiste fatti in questi anni creando più ostacoli e contrasti invece che conciliare i problemi familiari e tutelare i minori”.

Telefono Donna Lecco onlus

Lecco, 31 ottobre 2018


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